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mercoledì 26 febbraio 2014

È lecito resistere alla tirannia?

Articolo del 19 febbraio 2014

È LECITO RESISTERE ALLA TIRANNIA?

“Il cristiano non deve sempre tirarsi indietro, far la parte del moderato, del perennemente condannato alla perplessità, all’astensione e all’impotenza, lasciando così praticamente le fila del movimento della storia in mano a coloro che sono meno dotati di scrupoli; il cristiano, quindi, non deve rifiutare di usare la forza giusta, quando sia necessario in modo assoluto”
(padre Reginaldo Pizzorni).


LA TIRANNIA TEMPORALE

Secondo S. Tommaso la miglior forma di governo in sé è la monarchia, ma essa può degenerare nella peggior forma di governo: la tirannia di uno solo (S. Th. , II-II, q. 64, a. 1, ad 3).

L’essenza della tirannide si esprime nei comandi rivolti dall’Autorità ai sudditi non in quanto soggetti della società bensì come schiavi (ibidem, ad 5). I commentatori dell’Angelico, ad esempio il Gaetano e Suarez distinguono tra tiranno d’usurpazione e tiranno di governo.

1°) Il Tiranno d’usurpazione

Usurpare significa rubare il possesso di qualcosa e specialmente del potere spettante ad altri, mediante l’uso abusivo di esso (dal latino usus = uso o potere; rapere = rapire). L’usurpatore è l’ingiusto accaparratore di un potere legittimo (per esempio, invade una Nazione, rovescia un governo legittimo e ne usurpa il potere, oppure promulga leggi senza averne la facoltà), egli comanda senza avere autorità. All’inizio del suo operare, egli è senza titolo legittimo di governo (“usurpatore in atto di usurpare”), ad esso bisogna resistere sempre; ma dopo un certo tempo, se non è stato scacciato, può giungere ad imporsi come stato di fatto e la Nazione può accettarlo come suo capo legittimo.

2°) Il Tiranno di governo

È un sovrano legittimo, regolarmente investito del potere. Ma egli abusa dell’autorità, non governando per il bene comune dei sudditi, bensì per il proprio o facendo leggi contrarie alla Legge naturale e divina.

È il caso della legge sull’educazione sessuale ai bambini di 4 anni.

“L’usurpatore ancora in atto di usurpare è un tiranno, al quale non si deve obbedienza. Ma se sopraggiunge l’accettazione dello stato di fatto da parte del popolo, essa consacra la sua legittimità e gli conferisce il diritto all’obbedienza dei suoi sudditi”.

Il fine dell’Autorità

L’autorità, la cui missione è la salus populi suprema lex, ha dei limiti. Il ruolo del potere e la sua ragion d’essere è di spingere ognuno verso il bene comune. “Se l’autorità fallisce questa missione perde non soltanto il diritto di comandare, ma la ragion d’essere”.

Perdita della legittimità

“Gli scolastici, da S. Tommaso a Suarez, non esitano a dire che la Nazione ha il diritto di destituire, di deporre, di cacciare il tiranno. Poiché ha perso il diritto di regnare ed è diventato illegittimo. Ma bisogna che l’abuso sia grave, permanente ed universale”.

La resistenza al tiranno

Nell’XI sec., Manegold da Lautenbach, equiparava il principe-tiranno “ad un guardiano di porci; se il pastore, invece di far pascere i porci, li ruba, li uccide o li smarrisce, è giusto rifiutargli di pagargli il salario e scacciarlo ignominiosamente”.

S. Tommaso nel De regimine principum insegna che “se appartiene di diritto alla moltitudine di darsi un capo, essa può, senza ingiustizia condannare il Principe a disparire, o può mettere freno al suo potere se ne usa tirannicamente”.

Il padre gesuita Andrea Oddone ha scritto nel 1944-45 che la resistenza passiva è sempre lecita nei riguardi di una legge ingiusta. La resistenza attiva legale, in casi in cui la religione è messa in pericolo, è lecita, anzi, occorre “deplorare – come insegna Leone XIII in Sapientiae christianae del 1890 – l’attitudine di coloro che rifiutano di resistere per non irritare gli avversari”.

La resistenza passiva

Essa consiste nella non esecuzione della legge ingiusta, fino a che non vi si è costretti con la forza; ma nel caso in cui la legge ingiusta comandi qualcosa di peccaminoso, “un atto intrinsecamente cattivo in sé, allora la resistenza non solo è permessa, ma è sempre obbligatoria; non si possono eseguire ordini criminali”.

La resistenza attiva non violenta

Essa consiste in un’opposizione positiva alla legge ingiusta, compiuta sul terreno delle leggi o con mezzi legali, per es. pubbliche riunioni, proteste, petizioni ricorso ai tribunali, denunce pubbliche, ecc… «occorre non rifugiarsi nell’indifferenza e nell’inerzia di coloro che non sanno o non vogliono organizzarsi e lottare per una causa nobile e giusta, per timore e viltà di affrontare i sacrifici e i maggiori doveri che questa lotta porta con sé. [...] “A chi cadrebbe in animo di tacciare i cristiani dei primi secoli di nemici dell’Impero Romano, solo perché non si curvavano dinanzi alle prescrizioni idolatriche, ma si sforzavano di ottenerne l’abolizione?”» (Leone XIII, Lettera ‘Notre Consolation’ ai cardinali francesi, 3 maggio 1892)”.

d. Curzio Nitoglia

Fonte: http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/02/19/e-lecito-resistere-alla-tirannia/

Commento

Ringrazio vivamente Padre Curzio Nitoglia per il suo ennesimo e prezioso contributo teologico e culturale.
Aggiungo soltanto un solo punto che probabilmente LA DITTATURA del nostro tempo e cioè la dittatura finanziaria che ha quasi sottomesso del tutto la politica, l'economia, popoli e di conseguenza le persone singole.
Quella dittatura che con secolare pazienza e intelligenza diabolica ha saputo arrivare dove è arrivata lontano dai clamori della storia. Un autentico leviatano autoreferenziale, presente in ogni aspetto della vita delle persone, e che si arroga come fosse una divinità di decidere su tutto: lavoro, scuola e oggi perfino sulla religione e sessualità.

Preghiamo il Signore e la Madonna che ci aiuti a resistere, non per creare una sorta di paradiso in terra come pretendevano di fare gli illuministi, ma almeno un mondo che gli assomigli anche solo un pochino.

Riccardo Ing

domenica 23 febbraio 2014

Preghiamo per l'Ucraina


Buona Domenica

E' notizia di oggi che l'opposizione extra-parlamentare all'ex premier Yanukovich è riuscita a rovesciare il governo democraticamente e legittimamente eletto. Dal mio (e non solo) punto di vista si apre con oggi una fase ancora più buia per questa nazione da sempre martoriata poiché con l'inganno e con la sovversione entrerà a far parte di quella dittatura invisibile di stampo marxista chiamata Unione Europea.

http://www.youtube.com/watch?v=_EyECfPn8fY

Fino all'ultimo i principali media dei regimi (perché tali vanno chiamati) liberali occidentali non hanno fatto altro che auspicare tale scenario.
Molto spesso io mi chiedo come coloro, che dovrebbero essere chiamati a informare correttamente i cittadini, non facciano altro che obbedire a ordini superiori mentendo e ingannando per veicolare l'opinione pubblica, cosa che, ringraziando il Signore, non sempre avviene.



Anche se la rabbia che provo dentro di me, mi spingerebbe a condannare voi giornalisti, in particolare di

  • RAI
  • Repubblica
  • Corriere della sera

 per il disastro sociale a cui state contribuendo da anni con il vostra codardia e il vostro servilismo verso i poteri bancari, vostri datori di lavoro DE FACTO, e se potessi vi farei anche provare fisicamente il dolore che quei vostri "superiori" causano con la dittatura economica. E non mi riferisco solo nella fattispecie all'Ucraina ma parlo dei recenti tentativi anche i recenti di destituire e incrinare l'autorità del presidente russo Putin tutto per mettere le mani sul gas e le risorse naturali; alle primavere arabe, ecc..

Potete anche mantenere il vostro posto di lavoro, il vostro stipendio e il vostro benessere, ma sappiate che queste cose potranno anche essere importanti in questa vita ma non sono tutto. Anzi esse divengono cose che conducono alla dannazione, quando esse sono ottenute collaborando con i malvagi di questo mondo.

"Sta scritto anche: non di solo pane vive l'uomo, ma anche di ogni parola che uscirà dalla bocca di Dio." (Matteo 4, 4-5 e Luca 4, 4-5)

In ogni caso non posso certo obbligarvi ad agire come martiri. Io non sono nessuno e mai mi sono sognato di credere imporre simili atti eroici a qualcuno, soprattutto per chi ha anche una famiglia da mantenere.

Tre cose però vi chiedo, tre cose non così difficili e dispendiose dal punto di vista puramente materiale:

  • abbiate il coraggio, prima di diffondere notizie sbagliate, almeno di parlare con chi vi impone di fare queste cose sbagliate. Almeno provateci!
  • provate almeno un po' di rimorso e chiedete perdono al Signore per questo male che vi è stato imposto.
  • pregate per la sofferenza del popolo ucraino e perché tutto questo finisca.
Ve lo chiedo dal profondo del cuore!

Riccardo Ing




giovedì 20 febbraio 2014

Quando la libertà distrugge se stessa

di Angela Pellicciari
17-02-2014

Libertà, libertà, libertà. Da Lutero, che la rivendica per primo dandole un significato nuovo e rivoluzionario, la libertà accompagna tutti i passi della società moderna. Lutero, in nome della libertà, nega il magistero pontificio e conferisce ai principi un potere dispotico che comprende, cosa inaudita per una società cristiana, lo stesso potere spirituale. Dai prìncipi ai filosofi: dopo la frantumazione del sapere teologico derivata dal libero esame, è la filosofia, sono i filosofi che si definiscono illuminati, a rivendicare per sé il pieno possesso della libertà. Il dispotismo illuminato e la rivoluzione francese sono i frutti di questo tipo di libertà. Libertà gnostica che pretende di far nuove tutte le cose sostituendo l’uomo a Dio e definendo scienza il sapere illuminato dalla ragione.

Il mondo non si affida più a Dio, non ci si rivolge più a Maria perché porti soccorso nella “valle di lacrime”, il mondo si affida agli scienziati che si dicono capaci di trasformare la terra in un paradiso promettendo la liberazione dal dolore e la realizzazione di ogni desiderio. Bene e male? Concetti che solo chi sa è in grado di intendere nel loro vero significato.

L’ambizione gnostica di costruire un mondo felice ha conseguenze che, col passare del tempo, diventano sempre più tragiche. Invece di libertà, uguaglianza e pace, eserciti di poveri e infelici, privati di ogni parvenza di dignità umana, cadono sotto il pugno di ferro di uomini che ritengono se stessi onnipotenti, liberi di imporre ogni proprio volere.

Marx, Lenin, e Hitler, frutti maturi della gnosi salvifica, fanno politica in nome della scienza e, in nome della scienza, liberano dalla vita e dalla libertà milioni di esseri umani schiacciati da un dolore disumano. Comunismo e nazismo non sono così distanti l’uno dall’altro. Comunismo e nazismo hanno un denominatore comune: l’irrisione della rivelazione e la fede nella scienza e nella ragione. Nella propria ragione. “Un movimento come il nostro –afferma Hitler nel 1944 - non deve lasciarsi trascinare in digressioni di ordine metafisico. Deve attenersi allo spirito della scienza esatta”. Nella prefazione al Manifesto composta nel 1948 Togliatti scrive: “Se nel 1848 il socialismo dall’utopia passava alla scienza, nel 1917 la previsione scientifica e meta lontana della conquista del potere da parte della classe operaia diventa realtà concreta”. Ancora: “Tracciando per la prima volta le fondamentali leggi di sviluppo della società umana esso rinnova la scienza di questa società. Indicando scientificamente la funzione storica del proletariato come forza chiamata dal corso stesso delle cose a rinnovare il mondo”.

Libera scienza al potere, terrore rivoluzionario, stermini di popoli ed etnie, guerra spietata alla religione, trionfo dell’eugenetica, esperimenti su malati e disabili, due guerre mondiali, morte. Morte nei gulag e morte nei lager.

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo, all’apparenza, cambiato strada. Abbiamo pensato di metterci dietro le spalle i frutti velenosi della gnosi nemica di Dio semplicemente scordandoci della sua esistenza. Ma piano piano, a partire dalle istituzioni internazionali, il pensiero illuminato ha ripreso forza. E così abbiamo ricominciato daccapo. Ancora una volta in nome della libertà, dell’uguaglianza e della scienza. Eutanasia (estesa anche ai bambini ritenuti maturi di compiere una simile, libera, scelta), fine della famiglia, creazione di una neolingua accompagnata dalla scomparsa delle parole più care come mamma e papà, educazione alla masturbazione imposta a tutti a cominciare dall'asilo, eliminazione dei “diversamente abili”, imposizione della scientifica teoria dei gender come a suo tempo è stato fatto con l’altrettanto scientifica teoria della razza.


Marx e Hitler hanno perso? Hanno vinto al quadrato. Ha vinto il loro comune denominatore: la gnosi. Con la morte che l’accompagna.


Fonte:
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quando-la-liberta-distrugge-se-stessa-8462.htm

Commento
Cari amici. A questo articolo avrei messo un titolo diverso: "La finta libertà che distrugge la vera libertà". Al di là del titolo chiaramente provocatorio, nella società di oggi, prodotto del pensiero moderno post riforma che relativizza la realtà, vi è grande confusione in merito a questo termine o al massimo il suo significato è un generico: "fai ciò che vuoi!" ("Sarai il tu il Dio di te stesso", aggiungerei); ossia un potere senza alcun limite apparente..... fintanto che uno non inizia a lavorare in qualche ufficio di una grossa multinazionale oppure per un'azienda pubblica e se non vuole perdere il proprio posto di lavoro (spesso precario), dovrà sottostare ad ogni ordine dall'alto, con tanti saluti della libertà di opinione anche durante il tempo della giornata in cui non lavora (vietato pubblicare ciò che si pensa sulle proprie pagine di facebook o simili,... il resto della storia già lo conoscete cari amici).
Certamente un potrà anche licenziarsi ma in questi ultimi anni non è una decisione che lascia molte possibilità...
Quindi, cari liberali, dove è finita la vostra libertà?

Vi è rimasta forse quella dell'amore libero senza freni? Sicuramente!
Quella di bestemmiare, meglio se contro il cristianesimo? Anche!

A questo punto se proprio devo usare il termine libertà per definire la libertà del pensiero contemporaneo lo impiegherei in questa frase: "Al giorno d'oggi essere liberi significa poter andare all'inferno come meglio si crede!"

Riccardo Ing


mercoledì 12 febbraio 2014

E ora non dite che la Svizzera è xenofoba…

Di Marcello Foa, 9 Febbraio 2014


E ora, per cortesia, non dite che gli svizzeri sono egoisti, xenofobi o addirittura razzisti. Non lo sono affatto. La Svizzera è e resta uno dei Paesi più democratici, tolleranti, altruisti al mondo. Solo che, in tempi di continua sottrazione di sovranità nazionale, continua a credere nelle virtù della democrazia e soprattutto della democrazia diretta, che permettere al popolo di esprimersi su qualunque argomento, anche quelli meno graditi al governo e all'istituzioni.

Così questo fine settimana i cittadini svizzeri – anzi, il popolo elvetico – è andato alle urne e contro ogni previsione e, soprattutto, contro il volere dei principali partiti, del governo, delle associazioni economiche, sei sindacati, ha deciso di approvare l’iniziativa lanciata dell'UDC, il partito conservatore di Blocher, contro “l’immigrazione di massa” ovvero contro gli accordi con l’Unione europea che hanno di fatto liberalizzato il mercato del lavoro svizzero, aprendolo ai cittadini dell’Unione europea.

Questo significa che da domani la Svizzera chiuderà le frontiere e che gli oltre 60mila frontalieri italiani che lavorano nel Canton Ticino perderanno il posto di lavoro? Ovvio che no.

Il popolo svizzero ha dato mandato al Consiglio federale – ovvero al governo federale – di rinegoziare i trattati esistenti e di introdurre leggi che fissino dei contingenti di manodopera in funzione “agli interessi globali dell’economia elvetica”. Tempo: tre anni. Poi si vedrà. Anzi, prima si vedrà. Non sarà necessario aspettare così a lungo per capire la portata di questo voto e l’esito finale che, verosimilmente non sarà in sintonia con il volere del popolo elvetico.

Mi spiego: la decisione elvetica è storica perché anticipa il sentimento che un numero crescente di popoli europei provano nei confronti dell’Unione europea e delle organizzazioni sovranazionali. Un sentimento che troverà piena espressione alle prossime elezioni europee. Gli svizzeri pur vivendo nel benessere, sentono di non essere più pienamente sovrani, di non controllare più il proprio destino. Vedono consuetudini e contratti sociali che sembravano incrollabili, erodersi continuamente, secondo modalità opache, anzi impalpabile. Una sensazione che è particolarmente evidente sul mercato del lavoro, soprattutto nelle zone di frontiera e alla guida di grandi società, che sono ancora nominalmente svizzere ma che in realtà sono condotte e controllate da stranieri. In Svizzera non c’è crisi, ma c’è, da tempo, un disagio fortissimo, un senso di smarrimento, un bisogno di affermazione di identità che ora è emerso prepotentemente. Non è stato un voto razionale, ma emotivo. Non è stato un voto “contro” ma un voto “per”; sì difendere se stessi e la propria identità.

Verosimilmente, però, sarà un voto inutile; anzi, forse addirittura controproducente. Già, perché non è difficile immaginarsi il seguito.

Poche settimane fa il Commissario al mercato interno Ue, Vivane Reding, aveva avvertito il popolo elvetico che “la Svizzera non può scegliere ciò che le piace” con dichiarazioni di rara arroganza. E ora l’Unione europea non potrà certo permettere che la strategia di imbrigliamento della Confederazione elvetica (considerata dal tedesco Schulz ormai “un membro passivo della Ue”) possa venir compromessa.

Già da domani inizierà il fuoco di fila dell’Unione europea a furia di pressioni, minacce, ricatti. Anche il mondo economico elvetico è contrario alla revisione degli accordi. Ecco perché alla fine verosimilmente tutto resterà come prima. E l’oligarchia europea si prodigherà per trasformare, ancora una volta, una sconfitta, in una vittoria. Ovvero per dimostrare di essere più forte della democrazia, di poter piegare alla propria volontà anche popoli – come quello francese, olandese e, in passato, quello svizzero – che si illudono di essere liberi e sovrani.

Fonte:
http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/02/09/perche-la-svizzera-dice-no-allimmigrazione-di-massa/

Commento

Cari amici. Abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione di cos'è questo oggetto misterioso per molti chiamato Europa Unita: una costruzione tecnocratica non voluta dalla gente comune e che, pur strombazzando democrazia e tolleranza, nei fatti si comporta da regime totalitario quando i cittadini non condividono le scelte prese a Bruxelles.
Tutto ciò è ancora più grave se si considera il fatto che questi tecnocrati non sono stati eletti ma nominati, il tutto all'insaputa della gente grazie anche all'assordante silenzio dei media mainstream, specialmente orientati a sinistra, filoeuropeisti o per meglio dire Eurotalebani o Eurocretini.
Per questi elitaristi i referendum fatti all'interno dell'Unione e adesso anche all'esterno di essa dovrebbero avere le seguenti risposte:

  • Sì Per favore!
Il No, non è contemplata come risposta.

Mi rivolgo a lei Mr Martin Shulz: lei, contrariato dalla libera scelta dei cittadini svizzeri, ha affermato che i trattati vanno rispettati. Purtroppo, forse a causa della sua formazione politica, non comprende o non vuol comprendere che ancor prima dei trattati, va rispettata la volontà del popolo e che i trattati devono essere il frutto della scelta politica e democratica e non dei documenti stilati lontani da occhi indiscrete nelle stanze delle conferenze del Bilderber, Trialaterale o ASPEN di cui lei è, assieme ad altri come lei (ES: Herman Achille Van Rompuy) è assiduo frequentatore.

Ma probabilmente devo supporre la stessa cosa che ha dedotto da tempo il giornalista Massimo Fini e cioè che a persone come lei e ai poteri non eletti che rappresentate: "La democrazia funziona solo quando vi fa comodo!". 

Per il suo bene invito lei e altri a riflettere sulle vostre posizioni altrimenti ci sarà questo scenario per voi:

http://www.youtube.com/watch?v=MnSBnxkj-nk

Riccardo Ing



giovedì 6 febbraio 2014

Approvato il rapporto Lunacek. L’Europa riapre la porta alle istanze Lgbt

Il Parlamento ha approvato questa mattina la relazione Lunacek: 394 a favore, 176 contrari e 72 astensioni. Ignorate le petizioni di cittadini che ne chiedevano la bocciatura.

Febbraio 4, 2014

Il Parlamento europeo ha approvato questa mattina la relazione Lunacek, presentata dall’eurodeputata austriaca dei Verdi, Ulrike Lunacek: 394 a favore, 176 contrari e 72 astensioni. Dopo la doppia bocciatura del “rapporto Estrela”, quindi, la sinistra europea è riuscita a far passare un testo che, pur non essendo vincolante, contiene diverse idee preoccupanti. Gli europarlamentari hanno dunque deciso di ignorare la petizione che denunciava il rapporto che «impone i “Principi Yogyakarta” come ordinamento giuridico dell’Unione Europea. Nei principi Yogyakarta, gli attivisti Lgbt affermano falsamente che ”i diritti speciali per i gay sono compresi nei diritti umani universali” e che tutti i 120 diritti speciali per la comunità gay devono essere imposti al fine di soddisfare a livello internazionale i requisiti di diritti umani riconosciuti».

APERTURA A NOZZE GAY. Nel testo si chiede alla Commissione Europea di «presentare in via prioritaria proposte finalizzate al riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell'Unione europea, compresi i matrimoni, le unioni registrate e il riconoscimento giuridico del genere». Un modo nemmeno troppo nascosto per far valere i matrimoni omosessuali anche in paesi come l’Italia. Alla Commissione e agli Stati membri si domanda poi di riconoscere le modifiche dei «documenti d’identità applicabili ai transgender».

SANZIONI PENALI AGLI OMOFOBI. Gli Stati, continua il rapporto, dovrebbero «astenersi dall'adottare leggi che limitino la libertà di espressione in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere e riesaminare quelle già in vigore». La lotta contro talune espressioni di razzismo e xenofobia, si legge, dovrebbe avvenire «mediante il diritto penale». Per quanto riguarda l’Italia, il ddl Scalfarotto sull'omofobia, ora in Senato, che prevede il carcere per reati di opinione sarebbe in linea con le nuove disposizioni.

Fonte:
http://www.tempi.it/approvato-il-rapporto-lunacek-l-europa-riapre-la-porta-alle-istanze-lgbt#.UvHqAhB5Ohs

Commento

Cari amici. Una minoranza direttamente interessata da questa scelta sta esultando in questo momento e probabilmente a questa minoranza dobbiamo aggiungere una parte di cittadini comuni che non ha ancora la minima idea di quello che sta succedendo, del perché sta succedendo e, soprattutto, di chi fa in modo che stia succedendo. 
Non abbiamo fatto tempo ad esultare per la rinuncia di Hollande di attuare la legge nominata "Anti-Famiglia" che già vengono prese decisioni sbagliate ad un livello superiore, europeo in questo caso.

Eppure la democrazia liberale, garantiva il diritto qualsiasi tipo di libero pensiero giusto o sbagliato che fosse, o per citare il giornalista Massimo Fini: "il diritto di odiare chi mi pare e piace". Invece questo sembra più un'imposizione: l'obbligo per alcuni, nella fattispecie noi cattolici, a sopportare qualsiasi cosa venga decisa dall'alto.

E adesso cosa accadrà? Cosa accadrà quando durante le messe si leggeranno le letture dell'antico testamento, del Vangelo, delle lettere di San Paolo apostolo riguardanti l'etica e la morale cristiana sul comportamento sessuale? Verranno interrotte le omelie? Verrà messa al bando la Chiesa Cattolica in tutti gli stati dell?unione Europea (come se non fosse già sufficiente la secolarizzazione perpetrata da scelte politiche, sociale ed economiche molto compiacenti alla massoneria)?

Non rivolgo tali quesito solo a voi cari amici ma agli stessi ideatori del rapporto, a quanti lo hanno firmato e a quanti, per CODARDIA (non mi si parli di obiezione di coscienza) si sono astenuti dal giudizio.

Cosa dobbiamo fare? Ditecelo!
Dobbiamo noi cristiani nasconderci e celebrare i nostri riti in segreto come ai tempi delle persecuzioni?
E' questo quello che volete voi pensatori laicisti, farci sparire? E voi cattolici progressisti che siete stati tanto tolleranti con ogni idea sbagliata (distinguiamo la tolleranza verso le persone da quella verso le idee) e che cocciutamente avete cercato di mischiare il comunismo in tutte le sue forme e cristianesimo volete proprio questo, che ci nascondiamo o che abiuriamo la nostra fede?

Come sempre il Signore profetizzo bene ciò che sarebbe avvenuto:


Ma pongo il seguente quesito: era proprio necessario arrivare a questo punto per stupidità e mancanza totale di prudenza?
No si poteva evitare questo male in virtù di ciò che ha detto il Signore?

Riccardo Ing


venerdì 31 gennaio 2014

Se il capitalismo diventa di "SINISTRA"

di Diego Fusaro
Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese.

Sul fatto che alle elezioni la sinistra, a ogni latitudine e a ogni gradazione, sia andata incontro all’ennesima sonante sconfitta, non v’è dubbio e, di più, sarebbe una perdita di tempo ricordarlo, magari con documentatissimi grafici di riferimento. Più interessante, per uno sguardo filosoficamente educato, è invece ragionare sui motivi di questa catastrofe annunciata. E i motivi non sono congiunturali né occasionali, ma rispondono a una precisa e profonda logica di sviluppo del capitalismo quale si è venuto strutturalmente ridefinendo negli ultimi quarant’anni. Ne individuerei la scena originaria nel Sessantotto e nell’arcipelago di eventi ad esso legati. In sintesi, il Sessantotto è stato un grandioso evento di contestazione rivolto contro la borghesia e non contro il capitalismo e, per ciò stesso, ha spianato la strada all’odierno capitalismo, che di borghese non ha più nulla: non ha più la grande cultura borghese, né quella sfera valoriale che in forza di tale cultura non era completamente mercificabile.

Non vi è qui lo spazio per approfondire, come sarebbe necessario, questo tema, per il quale mi permetto, tuttavia, di rimandare al mio Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani, 2012). Comunque, per capire a fondo questa dinamica di imposizione antiborghese del capitalismo, e dunque per risolvere l’enigma dell’odierna sinistra, basta prestare attenzione alla sostituzione, avviatasi con il Sessantotto, del rivoluzionario con il dissidente: il primo lotta per superare il capitalismo, il secondo per essere più libero individualmente all’interno del capitalismo. Tale sostituzione dà luogo al piano inclinato che porta all’odierna condizione paradossale in cui il diritto allo spinello, al sesso libero e al matrimonio omosessuale viene concepito come maggiormente emancipativo rispetto a ogni presa di posizione contro i crimini che il mercato non smette di perpetrare impunemente, contro gli stermini coloniali e contro le guerre che continuano a essere presentate ipocritamente come missioni di pace (Kosovo 1999, Iraq 2003 e Libia 2011, giusto per ricordare quelle più vicine a noi, avvenute sempre con il pieno sostegno della sinistra).

Dal Sessantotto, la sinistra promuove la stessa logica culturale antiborghese del capitalismo, tramite sempre nuove crociate contro la famiglia, lo Stato, la religione e l’eticità borghese. Ad esempio, la difesa delle coppie omosessuali da parte della sinistra non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, della normalità borghese. Si pensi, ancora, alla distruzione pianificata del liceo e dell’università, tramite quelle riforme interscambiabili di governi di destra e di sinistra che, distruggendo le acquisizioni della benemerita riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923, hanno conformato – sempre in nome del progresso e del superamento delle antiquate forme borghesi – l’istruzione al paradigma dell’azienda e dell’impresa (debiti e crediti, presidi managers, ecc.).

Il principio dell’odierno capitalismo postborghese è pienamente sessantottesco e, dunque, di sinistra: vietato vietare, godimento illimitato, non esiste l’autorità, ecc. Il capitalismo, infatti, si regge oggi sulla nuda estensione illimitata della merce a ogni sfera simbolica e reale (è questo ciò che pudicamente chiamiamo “globalizzazione”!). “Capitale umano”, debiti e crediti nelle scuole, “azienda Italia”, “investimenti affettivi”, e mille altre espressioni simili rivelano la colonizzazione totale dell’immaginario da parte delle logiche del capitalismo odierno. Lo definirei capitalismo edipico: ucciso nel Sessantotto il padre (l’autorità, la legge, la misura, ossia la cultura borghese), domina su tutto il giro d’orizzonte il godimento illimitato. Se Mozart e Goethe erano soggetti borghesi, e Fichte, Hegel e Marx erano addirittura borghesi anticapitalisti, oggi abbiamo personaggi capitalisti e non borghesi (Berlusconi) o antiborghesi ultracapitalisti (Vendola, Luxuria, Bersani, ecc.): questi ultimi sono i vettori principali della dinamica di espansione capitalistica. La loro lotta contro la cultura borghese è la lotta stessa del capitalismo che deve liberarsi dagli ultimi retaggi etici, religiosi e culturali in grado di frenarlo.

Dalla sinistra che lotta contro il capitalismo per l’emancipazione di tutti si passa così, fin troppo disinvoltamente, alla sinistra che lotta per la legalità, per la questione morale, per il rispetto delle regole (capitalistiche!), per il diritto di ciascuno di scolpire un sé unico e inimitabile: da Carlo Marx a Roberto Saviano. È certo vero che Berlusconi è il Sessantotto realizzato, come ha ben mostrato Mario Perniola in un suo aureo libretto: la legge non esiste, vi è solo il godimento illimitato che si erge a unica legge possibile. Ma sarebbe un errore imperdonabile credere che il capitalismo sia di destra. Lo era al tempo dell’imperialismo e del colonialismo. Oggi il capitalismo è il totalitarismo realizzato (a tal punto che quasi non ci accorgiamo nemmeno più della sua esistenza) e, in quanto fenomeno “totalizzante”, occupa l’intero scacchiere politico. Più precisamente, si riproduce a destra in economia (liberalizzazione selvaggia, privatizzazione oscena, sempre in nome del teologumeno “ce lo chiede l’Europa”), al centro in politica (sparendo le ali estreme, restano solo interscambiabili partiti di centro-destra e di centro-sinistra), a sinistra nella cultura. Sì, avete capito bene: a sinistra nella cultura. Dal Sessantotto in poi, la cultura antiborghese in cui la sinistra si identifica è la sovrastruttura stessa del capitalismo postborghese: il quale deve rimuovere la borghesia e lasciare che a sopravvivere sia solo la già ricordata dinamica di estensione illimitata della forma merce (essa stessa incompatibile con la grande cultura borghese). Di qui le forme culturali più tipiche della sinistra: relativismo, nichilismo, scetticismo, proceduralismo, pensiero debole, odio conclamato per Marx e Hegel, elogio incondizionato del pensiero della differenza di Deleuze, ecc.

In questo timbro “totalizzante” risiede il tratto principale dell’ormai avvenuta estinzione dell’antitesi tra destra e sinistra, due opposti che oggi esprimono in forme diverse la stessa visione del mondo, duplicando tautologicamente l’esistente. Negli ultimi “trent’anni ingloriosi”, il capitale e le sue selvagge politiche neoliberali, all’insegna della perdita dei diritti del lavoro e della privatizzazione sfrenata, si sono imposti con uguale forza in presenza di governi ora di centro-destra, ora di centro-sinistra (Mitterand in Francia, Blair in Inghilterra, D’Alema in Italia, ecc.). Di conseguenza, l’antitesi tra destra e sinistra esiste oggi solo virtualmente come protesi ideologica per manipolare il consenso e addomesticarlo in senso capitalistico.

Destra e sinistra esprimono in forme diverse lo stesso contenuto e, in questo modo, rendono possibile l’esercizio di una scelta manipolata, in cui le due parti in causa, perfettamente interscambiabili, alimentano l’idea della possibile alternativa, di fatto inesistente. Vi è, a questo proposito, un inquietante intreccio tra i due apoftegmi attualmente più in voga presso i politici – “non esistono alternative” e “lo chiede il mercato” –, intreccio che rivela, una volta di più, l’integrale rinuncia, da parte della politica, a operare concretamente in vista della trasformazione di un mondo aprioristicamente sancito immodificabile.

Il paradosso sta nel fatto che la sinistra oggi, per un verso, ha ereditato il giacimento di consensi inerziali di legittimazione proprio della valenza oppositiva dell’ormai defunto partito comunista e, per un altro verso, li impiega puntualmente in vista del traghettamento della generazione comunista degli anni Sessanta e Settanta verso una graduale “acculturazione” (laicista, relativista, individualista e sempre pronta a difendere la teologia interventistica dei diritti umani) funzionale al capitalismo globalizzato. Il quotidiano “La Repubblica” è la sede privilegiata di questo processo in cui si consuma questa oscena complicità di sinistra e capitalismo. I molteplici rinnegati, pentiti e ultimi uomini che popolano le fila della sinistra si trovano improvvisamente privi di ogni sorta di legittimazione storica e politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa di mobilitazione. Per questo, la sinistra continua inflessibilmente a coltivare forme liturgiche ereditate dalla fede ideologica precedente nell’atto stesso con cui abdica completamente rispetto al proprio originario “spirito di scissione” (la formula è del grande Antonio Gramsci), aderendo alle logiche del capitale in forme sempre più grossolane. È di Bersani la frase, pronunciata in campagna elettorale, “i mercati non hanno nulla da temere dal PD”: frase pleonastica, perché esprime ciò che già tutti sapevamo, ma che è rilevante, perché ben adombra come la sinistra continui indefessamente a lavorare per il re di Prussia, il capitalismo gauchiste.

Lungo il piano inclinato che porta dalla nobile figura di Antonio Gramsci a personaggi come Massimo D’Alema o Vladimir Luxuria si è venuto consumando il tragicomico transito dalla passione trasformatrice al disincanto cinico – tipico della generazione dei pentiti del Sessantotto, la più sciagurata dal tempo dei Sumeri ad oggi – fondato sulla consapevolezza della morte di Dio, con annessa riconciliazione con l’ordo capitalistico. Con i versi di Shakespeare: “orribile più di quello delle erbacce è l’odore dei gigli sfioriti” (lilies that fester smell far worse than weeds). E questi gigli sono effettivamente sfioriti: sono l’incarnazione di quello che Nietzsche chiamava l’“ultimo uomo”. L’ultimo uomo sa che Dio è morto e che per ciò stesso tutto è possibile: perfino aderire al capitalismo e bombardare il Kosovo o la Libia.

È, del resto, solo in questo scenario che si comprende il senso profondo della dinamica, oggi trionfante, della personalizzazione esasperata della polemica con l’avversario. L’antiberlusconismo, con cui la sinistra ha identificato il proprio pensiero e la propria azione negli ultimi vent’anni, ne rappresenta l’esempio insuperato. La personalizzazione dei problemi, infatti, si rivela sempre funzionale all’abbandono dell’analisi strutturale delle contraddizioni, ed è solo in questa prospettiva che si spiega in che senso l’antiberlusconismo sia stato, per sua essenza, un fenomeno di oscuramento integrale della comprensione dei rapporti sociali. L’antiberlusconismo ha permesso alla sinistra di riciclarsi, ossia di passare dall’opposizione operativa al capitalismo all’adesione alle logiche neoliberali, difendendo l’ordine, la legalità (capitalistica) e le regole (anch’essere capitalistiche). L’antiberlusconismo ha indotto l’opinione pubblica a pensare che il vero problema fossero sempre e solo il “conflitto di interessi” e le volgarità esistenziali di un singolo individuo e non l’inflessibile erosione dei diritti sociali (tramite anche le forme contrattuali più spregevoli, che rendono a tempo determinato la vita stessa) e la subordinazione geopolitica, militare e culturale dell’Italia agli Stati Uniti.

Ingiustizia, miseria e storture d’ogni sorta hanno così cessato di essere intese per quello che effettivamente sono, ossia per fisiologici prodotti del cosmo a morfologia capitalistica, e hanno preso a essere concepite come conseguenze dell’agire irresponsabile di un singolo individuo. Per questa via, la politica della sinistra – con Voltaire, “mi ripeterò finché non sarò capito” – non ha più avuto quale referente polemico il sistema della produzione e dello scambio – ritenuto anzi incondizionatamente buono o, comunque, intrascendibile –, bensì l’irresponsabilità di una persona che, senza morale e senza onestà, ha inficiato il funzionamento di una realtà sociale e politica di per sé non contraddittoria.


La politica ridotta al tragicomico teatro identitario dell’opposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani ha permesso di far passare inosservato lo scolpirsi del nuovo profilo di una sinistra che – nel nome della questione morale e nell’oblio di quella sociale – ha abdicato rispetto alla propria opposizione agli orrori che il capitalismo non ha cessato di generare. È in questo senso che l’antiberlusconismo rivela la sua natura anche più indecente, se mai è possibile, dello stesso berlusconismo.  In questo risiede la natura tragica, ma non seria dell’odierna sinistra, fronte avanzato della modernizzazione capitalistica che sta distruggendo la vita umana e il pianeta. La sinistra è il problema e, insieme, si pensa come la soluzione. Il primo passo da compiere per riprendere il perseguimento del programma marxiano dell’emancipazione di tutti dal capitalistico regno animale dello spirito consiste, pertanto, nell’abbandono incondizionato della sinistra e, anzi, della stessa dicotomia destra-sinistra. Tutto il resto è chiacchiera d’intrattenimento o, avrebbe detto Marx, “ideologia”.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/se-il-capitalismo-diventa-sinistra-diego-fusaro/

Commento


Cari amici. Qualcuno, evidentemente ha iniziato a comprendere la vera natura del meccanismo globale del mondo occidentale che è sostanzialmente il modello neoclassico economico e sociale di matrice anglosassone. Se non teniamo presente quelle che sono le sue origini storiche e le sue evoluzioni, specialmente durante gli anni '30 del secolo scorso, non potremo capire che cos'è. 

Bisogna puntualizzare che il capitalismo, inteso come libera impresa e diritto dell'essere umano a possedere una proprietà privata, nella storia dell'uomo è esistito sin dall'alba dei tempi seppur con diverse sfumature a seconda delle epoche. Inoltre la stessa legge di Dio è data all'uomo per regolare e ordinare i beni della terra e dell'universo:

7° comandamento: non rubare le cose altrui.
Ossia:
  • ciò che è mio è mio, 
  • ciò che è tuo è tuo, 
  • ciò che è mio non è tuo,
  • ciò che è tuo non è mio.
10° comandamenti: Non desiderare la casa del tuo prossimo... né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo

Ossia: se vuoi possederle devi dare un corrispettivo di pari valore.

Storicamente il capitalismo dell'età moderna nasce nell'ambiente culturale formatosi con la riforma protestante luterana e calvinista nel nord europa e poi esportato con le colonie in Nord America. Lo stesso ambiente che parallelamente ha dato origine al pensiero liberale di John Locke (tollerante con tutte le forme di pensiero TRANNE che con il cattolicesimo) e in seguito al pensiero Materialista con Marx. Due pensieri e metodi contrapposti nella forma ma con la medesima radice e obbiettivo
Obbiettivo, che con l'ingresso dei francofortisti fuggiti dalle persecuzioni raziali durante il Nazismo, cambia divenendo qualcosa di ancor più indefinito, soprattutto perché essi erano marxisti classi, dei progressisti: si sono riciclati nelle università americane come "Conservatori" ma nella realtà non lo erano e non lo sono. Hanno introdotto concetti ancor più rivoluzionari nel pensiero liberale e agli occhi di tutto il mondo hanno fatto passare per Capitalismo un qualcosa che è Comunismo nella sostanza e negli obbiettivi:

Qualche economista indipendente lo ha definito come "la via capitalista verso il comunismo"
 
Questo forma di pensiero è diventata totalitaria e non riguarda più soltanto l'economia ma tutti i settori del sapere umano soprattutto la psicologia e la sociologia:
Tutto: vita delle persone, modello di famiglia, modelli comportamentali, sessuali e perfino la religione devono essere impostati secondo l'esigente dell'elìte dominante e ciò che si oppone deve essere cambiato altrimenti lo si spazza via........ Dio compreso.

Questo è il grande inganno, l'equivoco creato artificialmente:

L'attuale pensiero liberale (per noi un oggetto alquanto misterioso) è stato sempre considerato come  ma sempre come "un qualche cosa di Destra". Però non è così e l'errore è duplice:


  • Il pensiero liberale non è né di Destra né di Sinistra.
  • Il pensiero liberale non è conservatore ma è progressista e rivoluzionario 
Vedete cari amici, dobbiamo respingere tutto con i mezzi e le capacità che abbiamo altrimenti, per parafrasare le parole del presidente Thomas Jefferson:
"Se lasceremo che ogni aspetto della nostra vita venga gestito da un ristrettissimo gruppo di persone un giorno ci sveglieremo senza possedere nulla, inclusa la nostra anima!" *

*(Citazione originale: "Se gli Americani consentiranno mai a banche private di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione le banche, e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri.") 


Riccardo Ing




giovedì 30 gennaio 2014

La Shoah ha sfrattato il crocefisso

Auschwitz prende il posto del Golgota e il 27 gennaio sostituisce il Venerdì Santo

di Marcello Veneziani - Mer, 29/01/2014

Perché un evento tragico di settant'anni fa, unico tra gli orrori, tiene banco in maniera così prolungata, unanime e pervasiva nei media e nelle rievocazioni? Perché col passare degli anni anziché sopirsi, si acuisce la memoria della Shoah, oggi più di trent'anni fa? Non intendo aprire polemiche, si tratta di domande vere.


Provo a rispondere senza fare alcuna valutazione. La Shoah sta prendendo il posto della crocifissione di Gesù Cristo. Ovvero è l'Evento Cruciale che segna il Lutto Incancellabile per l'Umanità, lo Spartiacque Unico dei tempi e l'avvento del Male Assoluto, con la Redenzione seguente.

Stavolta non è il Figlio di Dio a finire in Croce e sacrificarsi per noi, ma è un popolo a essere immolato, eletto o maledetto secondo le due versioni classiche, e a redimere l'uomo dal Male. Benché Assoluto, il Male stavolta è storico e non satanico. E prelude non alla Resurrezione ma alla Liberazione. Non l'ascesa dei risorti in cielo ma la liberazione degli insorti in terra. Non riesco a trovare altra spiegazione all'Enfasi Assoluta, Indiscutibile, Indelebile sulla Shoah.

Questo forse spiega il tacito, inesprimibile fastidio che sfiora quanti pure non c'entrano nulla coi negazionisti e coi razzisti né denunciano campagne di speculazione sull'olocausto: Cristo ieri messo in croce oggi messo tra parentesi. Con Lui si relativizza la fede, la civiltà cristiana. Al Suo posto c'è la Shoah, religione dell'umanità, Auschwitz prende il posto del Golgota e il 27 gennaio sostituisce il Venerdì Santo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/interni/986890.html

Commento

Cari amici, come ci dice la legge donata da Dio a Mosè sul monte Sinai:

1° comandamento:
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.
Non avere altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. [Deuteronomio 5,6-8]

E in seguito nostro Signore Gesù disse in risposta ai farisei che non lo riconoscevano come il Cristo, come Dio disse:
"Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.  Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. 32 A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.
33 Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere! Come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. " [Matteo 12,30-33]

E quindi quale uomo ha il diritto, non solo di sostituire Dio con qualcos'altro, ma di obbligare tutti gli uomini all'idolatria specialmente per i propri fini?
Eppure è ciò che accade oggi nel mondo occidentale anche se molti di noi continuano a negarlo o a far finta di niente, troppo timorosi di questo grande fratello imposto dall'alto.

La morte e lo sterminio di ebrei e non solo durante la II° guerra mondiale è stata sicuramente una pagina buia come ce ne sono state altre nella storia. Eppure come accade, specialmente in questi giorni, in questa Francia
quasi totalmente scristianizzata e atea, i cittadini più o meno inconsapevolmente sono stati allontanati dalla propria fede per abbracciarne un'altra e nessuno di loro può sottrarsi a ciò, pena l'ostracismo se non l'arresto come per il comico Dieudonné M'bala M'bala. Ciò viene descritto da questo articolo dal titolo provocatorio ma tristemente realista:

LO SHOAH COME RELIGIONE DI STATO ?La blasfemia nella Francia secolare ?
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47192

Che sia davvero tutto finito? Che pochi uomini siano riusciti ad allontanare Dio dal cuore degli uomini agendo mediante subdoli mezzi socio-psicologici e sfruttando la tragedia di 6 milioni di innocenti?
Che ormai al mondo, a detta di Dagoberto Bellucci sia rimasto solo questo?
"OLOCAUSTO: l’unico, l’ultimo, dogma rimasto a questa società senza Dio e senza ideali che è l’Occidente giudaico-mondialista. Un dogma al quale sembra essersi inchinata definitivamente anche la Chiesa cattolica e che rappresenta manifestamente il potere ricattatorio dell’Internazionale Ebraica nei confronti delle società europee, dei loro governi di marionette al servizio degli interessi sionisti e, più in generale, dell’opinione pubblica creata ad arte dai centri di diffusione di menzogne che sono le grandi agenzie di stampa internazionali, i grandi quotidiani, i mezzi radiotelevisivi delle grandi catene d’informazione."
[Cit. Dagoberto Bellucci]

Forse molti di noi hanno abbandonato Dio e la propria fede senza sapere nemmeno ne il come ne il perché.... ma il Signore non ci abbandonerà. Poiché seppur viviamo in un periodo di tenebre, l'alba di una nuova era, l'era del Signore tornerà!

Riccardo Ing